Malinconia della sera
Malinconia della sera
Pensi che verranno dimenticati i miei capelli ramati,
la dorata linea ossea nel mezzo del mio petto
i due occhi elettrizanti, le labbra refrattarie
e le gambe muscolose, leggere girovaganti…
Le mie braccia stringenti come anelli di manette
Pensi che verranno dimenticate le mie palme come la sorte?
Malinconia della sera pioggia di meriggio,
il liquido dell’occhio scatena una luce enigmatica.
Sarebbe di troppo parlare se la mia giovinezza
e la vita con tutti i suoi baci
ancor si ripetesse…
***
Il manicomio con la porta aperta
State andando via, ci state lasciando
pensando “per sempre sarà”,
via da questo suolo che era vostro, nostro,
che è il nostro manicomio.
Il nostro caro, commovente manicomio
coi teschi sbrananti
**
O miei beneamati pazzi
Quanto vi amo
sebbene mai non vi parlo,
sebbene mai non mi parlate
e più non vi sopporto
e più non mi sopportate.
Ma questo è un ritto:
noi non ci guardiamo l’un l’altro negl’occhi
senza odiarsi
e questo è un motivo
per amarsi fino alla pazzia
sorridendo esaltati
mentre il viso
dalle lacrime rigato,
lacrime.
***
O miei compagni di sofferenze
andate via banditi,
del nostro unico manicomio,
Con gl’occhi fissati
ad un unica idea
oh, soltanto ad un unica idea,
che mai s’è vista, in nessun luogo c’è stata
e non so semmai da qualche parte ci sarà
***
Sbrancatevi, andatevene via, sparitevi,
paesi per paesi, stati per stati sparpagliatevi…
oh, che urlìo si sente urlare
dal nostro manicomio
nella tarda ora del tramonto
quando gli mancano i figli sperduti all’ Occidente.
***
Che tristezza!
Muri screpolati… muri che limitano
sempre l’orizzonte
per lasciar di sopra un cielo senza fine.
***
Dopo mezzanote i pianti taciono
qualcuno parla tra sé:
Ad un albanese, comunque,
ovunque si trovi
gli basta la sua pazzia…
© Traduzione: A. Baro
